sabato 15 settembre 2012

Il Papa in Libano: la "missione impossibile" di Benedetto XVI (Izzo)


PAPA IN LIBANO: LA 'MISSIONE IMPOSSIBILE' DI BENEDETTO XVI

(AGI) - Beirut, 14 set. 

(dell'inviato Salvatore Izzo) 

In Medio Oriente "sembra che non ci siano freni al crimine di Caino". "Pellegrino di pace, amico di Dio e di tutti gli uomini", come si e' presentato al suo arrivo a Beirut, "un profeta senza armi e senza soluzioni da offrire", come lo ha definito il suo portavoce, padre Federico Lombardi, Benedetto XVI ha fotografato cosi' i morti innocenti di queste ore, le vittime "della cecita' umana", la paura e le umiliazioni dei popoli dell'area che assistono oggi ad una nuova fiammata di violenze.
A 70 chilometri da Tripoli, la citta' del Nord Libano dove si manifesta contro il film blasfemo dando alle fiamme un fast food in mancanza di un migliore obiettivo filo-americano (mentre al Sinai con la stessa rabbia si assalta una missione dei caschi blu'), un uomo di 85 anni, minuto e con la voce roca, lancia dunque il suo grido di denuncia contro ogni tipo di violenza e di strumentalizzazione della religione. Parole, tuttavia, pesanti come pietre: "il fondamentalismo - ripete citando quasi esattamente le affermazioni da Giovanni Paolo II ad Assisi il 27 ottobre 1986, nella storica giornata interreligiosa di Assisi - e' sempre una falsificazione della religione, e' contro l'essenza della religione che vuole consigliare e creare la pace. E dunque - insiste - il compito della Chiesa e delle religioni e': purificarsi, il messaggio fondamentale e': contro la violenza che e' una falsificazione come i fondamentalismi, serve l'educazione che e' illuminazione purificazione delle coscienze, tolleranti capaci di dialogo alla riconciliazione e alla pace".
Parole di amicizia e comprensione rivolge pero' verso i musulmani che qui a Beirut lo hanno accolto con grade calore, affollando la strada verso l'aeroporto, mentre anche Hezbollah ha fatto affiggere manifesti di benvenuto. Cordialissimo, ad esempio, e' il suo saluto ai capi delle comunita' musulmane del Libano: suniti, sciiti, alawiti, ismaleiti e drusi: "la vostra presenza, cari amici, dimostra la stima e la collaborazione che desiderate promuovere tra tutti nel rispetto reciproco". 
"Vi ringrazio - ha aggiunto - per i vostri sforzi e sono sicuro che continuerete a ricercare vie di unita' e di concordia". In modo solenne, infine, nel documento firmato questa sera a Harissa e che raccoglie quanto emerso dal Sinodo Speciale per il Medio Oriente del 2010, Papa Ratzinger chiede, in nome di Dio, ai responsabili politici e religiosi non solo di alleviare le sofferenze di tutti coloro che vivono in Medio Oriente, ma anche di "eliminarne le cause, facendo tutto il possibile per arrivare alla pace". E ai fedeli cattolici suggerisce in particolare di consolidare e vivere la comunione tra loro, dando vita ad un nuovo dinamismo pastorale. "La tiepidezza - spiega - dispiace a Dio" e quindi i cristiani del Medio Oriente, cattolici e non, diano testimonianza di Cristo, uniti e con coraggio, un compito "non facile, ma esaltante". 

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