giovedì 16 agosto 2012

Salvatore Izzo risponde a Repubblica e ci fornisce molti interessanti spunti di riflessione

Riceviamo e con grande piacere e gratitudine segnaliamo questo commento. In calce qualche mia riflessione.
R.

Cara Raffaella,
per definizione un assegno non puo' essere anonimo, ed e' strano che Repubblica, di proprieta' del finanziere Carlo De Benedetti, lo ignori. Altro e' mantenere riservato il nome del donatore, il che e' evangelicamente corretto. Ma certo chi per conto del Papa si occupa dell'Obolo di San Pietro conosce le fonti di ogni rivolo e se ne assume la responsabilita'.
Quanto ai fiumi di denaro, per ora il volume "Sua Santita'" li sta portando nelle tasche del suo autore e dell'editore (e per questo precisamente ritengo che non sia opportuno finanziare tali personaggi acquistando il volume: meglio lasciarlo sugli scaffali delle librerie come opportunamente proposto dall'associazione 'Tu es Petrus').
Quali accordi poi autore e editore abbiano stretto con Paolo Gabriele noi non lo sappiamo ma possiamo immaginarlo. 

E gli avvocati non ci chiedano di fidarci delle assicurazioni di un maggiordomo spergiuro e dei suoi complici. Accordi che in ogni caso  persone cosi' oneste credo rispetteranno, anche se si trattera' magari di chiedere aiuto a qualche amico o parente fidato del beneficiario finale. Non preoccupiamoci per questo: la parola conta, tra persone per bene basta una stretta di mano, per carita'. Mica come quando uno giura e poi - stressato com'e', poverino - non rispetta i suoi impegni.Quanto al fatto che l'assegno rubato fosse inesigibile come dice l'avvocato Fusco, questo non e' un dogma di fede. Infatti le leggi antiriciclaggio che sono in vigore nella Ue non valgono in altri Paesi. E non serve arrivare alle Cayman:  Lugano, ad esempio, e' vicinissima e d'estate e' piacevole andarci in auto da Chiasso, magari facendo una gita culturale sul Lago di Como (per una volta approfondendo le pagine di Manzoni invece di quelle di Virgilio). E chi per sbaglio si ritrova in casa una pepita d'oro donata al Papa per finanziare opere di carita', magari poi si trova in tasca un timbro dell'Appartamento buono per autenticare una girata
Cose che possono capitare: guarda un po', con tutta la confusione delle carte da fotocopiare e archiviare, magari in passato, sempre per sbaglio ovviamente, qualche assegno, destinato alla carita' del Papa e capitato a portata di Paoletto, era gia' andato perso. E magari davvero nessuno se ne e' accorto. 
D'ora in poi certo saranno presi provvedimenti per annotare e controllare piu' adeguatamente il cammino delle offerte consegnate nelle mani del Pontefice, ma non mi sento di criticare il fatto che finora questo aspetto fosse gestito in modo familiare, contando sulla buona fede di chi e' vicino al Papa per aiutarlo. 
Chi poteva immaginare che invece qualcuno ne ha approfittato per pugnalarlo alle spalle, giustificandosi poi con risibili argomenti, in questo caso il caos del proprio archivio illecito?
Brutta cosa la distrazione, peggio pero' quando si e' bugiardi e ladri.
Aggiungo che nella vicenda degli oggetti trafugati con i documenti, tra le vittime, accanto a Benedetto XVI tradito in modo cosi' orrendo, ci sono anche altri innocenti: i poveri ai quali si e' sottratto (o almeno tentato di sottrarre) quanto era loro destinato e un ragazzo che meritava piu' rispetto, il figlio di Paolo Gabriele, tirato vigliaccamente in ballo dal padre  come destinatario del "prestito" di una cinquecentina. Che tristezza!

Salvatore Izzo


Cari amici, questo commento di Salvatore Izzo e' molto interessante anche perche' apre scenari a cui francamente non avevo pensato come il timbro di girata.
A questo punto sarebbe interessante sapere se l'assegno ritrovato presentasse o meno quel timbro.
Nella mia "ingenuità" ero convinta che timbri e sigilli fossero sotto chiave, magari in una cassaforte, ma in effetti e' un "film" che mi sono proiettata da sola.
Forse perche' personalmente avrei chiuso tutto cio' che poteva essere utilizzato a scopi illeciti in un posto sicuro collegato ad un allarme assordante che avrebbe fatto scattare Gendarmi e Guardie Svizzere. 
Avrei fatto come Nuzzi, che portava sempre con se' la chiavetta usb con i documenti rubati a casa del Papa.
Ma, si sa, io sono malfidente di natura...
Sono stati commessi errori grossolani e si e' peccato di ingenuita'.
Non dovra' piu' accadere.
Immagino che basti un metal detector per smascherare chi nasconde pepite o sia sufficiente dare un'occhiatina alle borse o alle buste che si portano all'esterno.
Quando vedo la sicurezza che si agita tanto per impedire ai fedeli di afferrare il Papa, non posso fare a meno di sorridere. Il nemico era in casa e Benedetto corre molti meno rischi quando e' in mezzo al suo popolo.
Detto questo, il commento di Izzo e' molto importante perche' ci suggerisce di non dare mai nulla per scontato e di non sottovalutare fino a che punto si sia spinta la malafede umana.
Ci sono molte vittime in questa storia ma di sicuro non sono quelle che i media vogliono,a tutti i costi, darci ad intendere.
R.

14 commenti:

Eugenia ha detto...

Cara Raffaella grazie per aver pubblicato qesto articolo di Izzo! Riguardo invece al tuo cenno sul timbro per girare gli assegni, chi ha lavorato almeno una volta nella vita in contabilita' sa benissimo che certi strumenti di lavoro devono essere custoditi in posti sicuri come una cassaforte oppure armadi blindati come per esempio documenti delicati! E' allucinante pensare che si possano tenere cosr cosi' delicate in cassetti alla portata di tutti! Riguardo allasicurezza che a volte allontana anche malamente le persone dal Papa e non guarda oppure non si preoccupa dei danni che possono venire dai nemici interni, sono con te ma, non dimentichiamoci delle aggressioni subite dal Papa nella messa della Vigilia di Natale e dello squilibrato che tento' di salire sulla Papamobile durante una udienza! Il viaggio in Libano e' vicino e mi auguro che la sicurezza del Papa sia garantita con ogni mezzo

Anonimo ha detto...

Triste è anche che quel ragazzo sarà convinto di avere come padre un eroe senza macchia e paura, una colomba, come direbbe Nuzzi. Triste è che penserà che suo padre dovrebbe essere premiato dal Papa, non processato Invece è solo un piccolo uomo manipolabile con manie di grandezza. Come è possibile che nessuno lo abbia fermato? Dio la benedica, Izzo, per il suo coraggio di scrivere cose che altri vaticanisti magari pensano, ma mai scriverebbero.
Alessia

A. ha detto...

Timbri, sigilli e firme alla portata di questo lestofante...chissà cos'altro avrà falsificato!
Mi ricorda la vicenda delle bolle false del XVI sec.
La presunta sicurezza:indulgenti con chi non devono e spietati con i fedelipii.Un giorno mentre assistevo alla messa in San Pietro un un prete polacco,erano i tempi del loro dominio, mi cacciò in malo modo perché avevo superato un semplice cordone che divideva i fedeli e solo per essermi avvicinato alla tomba di papa Clemente XIII del Canova,volevo solo contemplarne la bellezza e pregare per l'anima santa e benedetta di quel grande travagliato(anche lui!)pontefice.

mariateresa ha detto...

questa del timbro mi ha fatto rizzare i peli delle braccia.
Provo un po' di schifo, ve lo devo dire.

laura ha detto...

Effettivamente l'articolo è interessante e illuminante, ma provo un enorme sconcerto nel leggere che ci fosse libero accesso alla scrivania del Papa e non solo.
i sigillli e le cassete di sicurezza devon esistere ovunque ci siano valori o documenti riservati. Non si tratta di fiducia, ma di regole di sana prudenza. E' vero il proverbio che dice: "l'occasione fa l'uomo ladro" e Gabriele ha sicuramente approfittato del suo ruolo così privilegiato per fare man bassa di tutto quelo che gli interessava. Dimostra davvero di essere poco intelligente se parla di distrazione o disordine e non so chi spera di convincere

Eugenia ha detto...

Cara Laura vedrai che qualcuno convincera'! E poi i cattivi saranno il Papa e Mons. Georg il segretario

SERAPHICUS ha detto...

Da questo articolo come da (pochi) altri si evince dopo questi giorni di riflessione quanto siano inadeguati e ridicolmente incompetenti i due documenti pubblicati lunedì scorso. Questo è un altro aspetto di questa vicenda.

Anonimo ha detto...

Secondo me non sono né l'una né l'altra cosa.
Alessia

Anonimo ha detto...

forse è il caso di sottolineare che la scrivania del papa. i timbri e gli assegni che vi passano sopra, non sono alla portata di tutti, come qualcuno ha detto. Ma sono alla portata unicamente di chi aiuta il papa in camera. E tale persona, che risulta addirittura essere catalogata come "familiare" del papa, ha agito con disonestà. tutto qui. ci troviamo di fronde a un ladro e a un fedifrago. Non dimentichiamo questo, perchè altrimenti finisce che si fa diventare il papa uno sbadato che appoggia assegni e pepite ovunque passa. Anche questa storia dei timbri da custodire in cassaforte. Ma l'appartamento papale è tutto una cassaforte. solo che il ladro infedele questa volta non è venuto da fuori, ma era già dentro. tutto qui. Piuttosto, bisognerebbe adottare misure tali per impedire che si ripetan fatti del genere. Come? semplice: controllando anche i più stretti collaboratori del papa e più in generale chi lavora in Vaticano. Che poi è ciò che normalmente avviene in posti di particolare delicatezza, doive tutti gli impiegati vengono controllati in entrtata e in uscita, non è una gran bella cosa per la Famiglia Pontificia, lo, sò, ma come si vede......fidarsi è bene..non fidarsi è meglio.......

Raffaella ha detto...

Credo che nessuno abbia mai pensato che il Papa sia sbadato.
Non e' compito suo controllare dove si trovano i timbri, chi li prende e se ne manca qualcuno.
D'ora un poi i controlli dovranno essere tanto piu' stringenti quanto piu' coinvolgono chi e' strettamente legato al Papa.
Altro che fedeli che tendono semplicemente la mano!
R.

gemma ha detto...

Mi trovo d'accordo con l'ultimo anonimo. In Luce del mondo lo stesso Papa lodava la "sua" famiglia pontificia. Della famiglia ti fidi, se poi e' fatta di persone che con te condividono fede, preghiera e valori, il sospetto e' l'ultimo dei pensieri. Sarò ripetitiva, ma per quanto alcuni si sforzino di esaltarne la parte, in questa storia proprio non ce lo vedo l'eroe buono nel passacarte dei giornalisti

Anonimo ha detto...

Sentite, uno che vuole "aiutare" il Papa a fare pulizia si porta a casa un assegno di 100 mila euri?

Non dico che Paoletto si è fatto i soldi con quattro amici, ma siccome ha comunque una coscienza non sarà difficile capire se saprà meritare il perdono che chiede. Vedremo se a un certo punto saluterà tutti e se la darà a gambe levate per altri lidi, visto che gli hanno dato pure la libertà provvisoria, oppure cambierà vita, e con lui gli amici, risarcirà in qualche modo i danni (esiste la Penitenza cristiana) e si emenderà, com'é da augurarsi. Le indagini saranno lunghe.

Piuttosto questa vicenda, non so perché, nel feriale caldo agostano, mi ha fatto riflettere su un altro aspetto che magari non c'entra niente ma... non lo so.

Non c'é potere più temporale di quello del Papa e della Chiesa. Proprio perché "spirituale", e quindi inerente all'essenza più intima della vita nel mondo di ogni persona, nella quale ci si gioca l'eternità e si fanno scelte esistenziali; e proprio perché slegato dalla cura di "governo" propria degli stati, e perciò calato nella dimensione globale più di qualsiasi altra agenzia.

Voglio dire, ho l'impressione che quella specie di dogma assimilato ad ogni livello al seguito della c.d. secolarizzazione, e connesso alla c.d. "laicità", per il quale si afferma la dicotomia temporale/spirituale, mi sembra una... cretinata, scusate l'espressione. Cosa c'é di più temporale, di più decisivo - qui e ora, per me, in questo tempo - della dimensione spirituale? Non è questa che mi fa agire, che mi fa scegliere?

Forse sto scrivendo io una cretinata, e sarà colpa del caldo e delle ferie, ma non è che quella dualità è tutta da rivedere, che c'é da uscire da quella specie di dogma e da riprendere consapevolezza del reale significato dell'arcinoto passo evangelico, e magari da capire di nuovo, e di conseguenza, qual'é la responsabilità dei laici cristiani nella Chiesa e nel mondo?

Credo che questo tipo di riflessione, che così male ho accennato, non sia estranea alla ricerca teologica contemporanea; tempo fa ho letto un articolo di cui ricordo solo l'autore - Benedetto Ippolito se non sbaglio - ma non la fonte editoriale (e me ne scuso), nel quale si applicava una diversa dicotomia: materiale/spirituale, categorie entrambe calate nel tempo. Non è una questione di poco conto, le parole hanno un significato, e mi pare che la cosa abbia a che fare col proprium della nostra Fede incarnata e col recupero di moralità di cui si avverte l'urgenza.

Non so se c'é ora qualcuno più esperto a leggere questa mia lunga farneticazione sull'autorevole blog (qualora fosse ospitata): se sì sarò grato di un'eventuale indicazione di approfondimento.

Anonimo ha detto...

Caro anonimo 7.13 concordo con te ma vedi anche per i fedeli non è una bella cosa essere sottoposti alle vessazioni e perquisizioni quotidiane per acceder a San Pietro... eppure non diciamo nulla perché è per la sicurezza.
I semplici fedeli credimi son molto più onesti di certe persone dai lavascale ai monsignori e cardinali della Famiglia pontificia...ergo si sottomettano pure loro a perqisizioni e controlli

Eugenia ha detto...

Concordo con te anonimo delle 14.14