martedì 15 maggio 2012

Un ponte gettato tra passato e futuro. In Toscana il Papa ha rinvigorito l'antica e sempre nuova esperienza della fede di un popolo che sa guardare avanti (Ponzi)

In Toscana il Papa ha rinvigorito l'antica e sempre nuova esperienza della fede di un popolo che sa guardare avanti


Un ponte gettato tra passato e futuro


dal nostro inviato Mario Ponzi


In quell'invito a reagire «alla tentazione dello scoraggiamento» e a dare «ciascuno il proprio contributo a quel rinnovamento etico e spirituale della società» che può portare a un miglioramento delle condizioni di vita, c'è tutta la vicinanza di Benedetto XVI all'Italia e agli italiani. Anche preoccupazione, che il Papa ha espresso domenica 13 maggio ad Arezzo, città dell'oro, terra pervasa dalla spiritualità che respira dai monasteri, a volte millenari come Camaldoli, incastonati nella cornice della rigogliosa selva appenninica.
La visita di Benedetto XVI in questo lembo della Toscana, attesa da tempo e preparata con cura e con amore, è stata occasione di un'attenta riflessione sul sociale. 
Per affrontare la complessa vicenda, che oggi vive particolarmente l'Italia, c'è bisogno, ha detto in sostanza il Pontefice, di ripensare il rapporto tra la vita politica e l'impegno ecclesiale, tra una cultura in costante fermento e l'eredità di una storia illustre che merita di essere ricordata. Non a caso il richiamo è giunto dritto al cuore di un popolo, quello aretino -- che concilia laicità e fede cattolica -- il quale nel corso dei secoli ha sempre deciso di essere protagonista del proprio futuro. Arezzo, città intelligente, dinamica, fantasiosa, orgogliosa, aperta comunque ai valori dello spirito, ha raccolto la provocazione.
Ad ascoltare Benedetto XVI, che ha rinnovato l'invito alla solidarietà con i più deboli, c'era il presidente del Consiglio dei Ministri italiano Mario Monti, in prima fila con la consorte, nel parterre della grande chiesa all'aperto nella quale si è trasformato il parco Il Prato ad Arezzo.
Una spiegazione più diretta del pensiero del Papa è venuta dalle poche, ma sentite parole di ringraziamento al termine del pranzo consumato in episcopio con i confratelli vescovi della Toscana. Il Papa, nel suo grazie all'arcivescovo Riccardo Fontana per il dono di un'opera sui santi e sui martiri in Toscana, ha posto l'accento sulla forza mostrata proprio dai santi nel loro servizio d'amore a Dio e alla sua Chiesa, una Chiesa fatta di uomini. «Ma i santi -- ha detto -- non sono una cosa che appartiene al passato. Essi sono qui tra noi e lo si vede dalla vivacità della Chiesa. La Chiesa è sempre Chiesa dei santi. Noi siamo piuttosto portati a vedere con più facilità i peccatori e un po' meno i santi. Questo è però il momento di pensare che ci sono dei santi anche oggi e che sono in maggioranza. Per me queste visite sono sempre molto importanti, perché mi consentono di vedere, con grande conforto, i santi di oggi, che sono semplici ma grandi. Di vedere che anche oggi la Chiesa è ricca di uomini e donne che pensano e lavorano per i poveri, che danno veramente quella forza spirituale senza la quale nessuna società potrebbe vivere. Siamo veramente il sale della terra. Lo diciamo con umiltà; ma è vero che la Chiesa cattolica, con la presenza del Signore, con i suoi santi, continua a dare alla società, al mondo, la forza della luce. Dobbiamo essere grati al Signore e anche a voi che fate vivere la Chiesa. Dobbiamo continuare a farlo».
È stato veramente un appello vibrante alla comunità ecclesiale, a continuare a essere, ancor di più in questo momento di grande difficoltà, il segno dell'amore di Dio accanto al popolo sofferente. Per aiutarlo a non scoraggiarsi, soprattutto nel momento della prova.
Sebbene nel contesto di un pasto fraterno è stato uno dei momenti particolarmente significativi di una domenica intensamente vissuta, che tuttavia al Papa ha riservato anche un piccolo grande dispiacere. Le avverse condizioni del tempo, infatti, non gli hanno permesso di realizzare il suo desiderio di tornare a respirare lo spirito di san Francesco nel santuario di La Verna. Aveva fortemente voluto quella sosta, anche a costo di infoltire ancor più il programma della sua prima visita alla Toscana. Ha sperato sino all'ultimo momento di riuscirvi. L'Aeronautica Militare ha sguinzagliato osservatori meteo lungo tutte le rotte possibili per raggiungere in sicurezza il grande Sasso. Ma la fitta nebbia che ha rapito il monte, non ha lasciato scampo.
È stato questo l'unico neo di un incontro peraltro preparato con piglio tutto toscano, nei minimi particolari: città pavesata a festa, percorsi colorati a indicare la strada più breve per giungere ai luoghi attraversati dal corteo papale, finestre e balconi addobbati con bandiere e stendardi tessuti a mano con una tela speciale, bambini festanti in ogni dove.
La festa è iniziata non appena il Pontefice è sbarcato dall'elicottero che lo aveva condotto da Roma. A riceverlo, con l'arcivescovo Fontana, c'era il presidente Monti, con una schiera di personalità civili e religiose, dal nunzio apostolico in Italia, arcivescovo Adriano Bernardini, all'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco, ai presidenti della regione Toscana, Enrico Rossi, e della provincia, Roberto Vasai, per finire con il prefetto e con il sindaco di Arezzo, Saverio Ordine e Giuseppe Fanfani. I vescovi della regione erano rappresentati dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze. Alla celebrazione della messa hanno preso parte anche i due vicepresidenti di senato e camera dei deputati, Vannino Chiti e Rosy Bindi, entrambi toscani. A centinaia gli striscioni e i cartelloni che hanno punteggiato il percorso sino al parco Il Prato. Tra i più singolari il primo, esposto subito fuori lo stadio comunale, improvvisato eliporto: «La parrocchia del Sacro Cuore prega e vigila», discreto riferimento alle origini aretine del comandante della Gendarmeria della Città del Vaticano, Domenico Giani, parrocchiano proprio del Sacro Cuore.
In piazza l'arrivo del corteo è stato salutato da lunghe acclamazioni. Preambolo al grande incontro per la messa -- l'unica celebrata in giornata nella città proprio per esprimere il riunirsi di tutta la diocesi intorno al Papa -- l'omaggio del sindaco a nome della popolazione, cui ha fatto seguito il saluto dell'arcivescovo Fontana che ha come aperto il cuore della città davanti a Benedetto XVI
Semplice ma originale il palco allestito per la messa nel grande parco, circondato da circa ventimila persone. Singolare l'addobbo floreale composto esclusivamente da rose bianche avalanche e gerbere gialle disposte a formare un pentagramma con le prime note dell'Inno alla gioia di Beethoven. Un chiaro omaggio alla terra natale del Pontefice.
Con il Papa hanno celebrato il cardinale Betori, l'arcivescovo Fontana con gli altri vescovi della Toscana e i membri del seguito, gli arcivescovi Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, e Harvey, prefetto della Casa Pontificia, con il vescovo reggente De Nicolò e monsignor Gänswein, segretario particolare.
Al termine della celebrazione il Papa ha raggiunto il duomo in macchina per una visita privata. All'interno erano ad attenderlo i canonici, le carmelitane scalze del monastero di santa Margherita Redi, e Giada Santucci con Matteo Tavini, due bambini di dodici anni, Piccoli cantori del convitto nazionale di Arezzo. Hanno accompagnato la preghiera silenziosa di Benedetto XVI nella cappella della Madonna del Conforto, eseguendo subito dopo per lui la laude alla Madonna di Francesco Petrarca Virgine bella che del sol vestita su una musica settecentesca.
Benedetto XVI, che ha seguito con ammirazione l'esibizione, ha manifestato ai due giovanissimi cantori la sua gratitudine per l'emozione provata.
E di emozioni per il Papa non è stata avara l'intensissima giornata trascorsa tra queste pievi. Come, ad esempio, quella offerta dall'esibizione del corteo storico aretino, schierato sotto le finestre del Pontefice in episcopio. Un saluto affettuoso, giunto dal cuore storico della città, che Benedetto XVI non ha mancato di cogliere nelle poche parole che ha rivolto loro al termine dell'esibizione degli sbandieratori aretini, certificati migliori d'Europa in una recente competizione internazionale. «Carissimi amici, grazie -- ha detto affacciandosi alla finestra del Palazzo -- per questa bellissima presentazione della vostra grande cultura rinascimentale che ha toccato realmente il mio cuore. Chi è capace di rendere presente, in modo così perfetto, la cultura del passato è anche capace di aprire la cultura per il futuro, perché conosce l'uomo, ama l'uomo che ha la grandissima dignità di essere non solo uomo, ma immagine di Dio. E questa dignità ci obbliga ma anche ci consola e ci incoraggia: se siamo realmente immagine di Dio, siamo anche capaci di andare avanti e di superare i problemi del presente e di aprire cammini al nuovo futuro. Grazie di cuore -- ha concluso -- per averci ricordato tutto questo. Il Signore vi benedica».
Tramontata anche l'ultima speranza di raggiungere la La Verna, il Papa è partito alla volta di Sansepolcro, ultima sosta di una giornata intensa. Qui c'era da celebrare il millenario di una comunità nata dalla volontà di due pellegrini di ritorno dalla Terra Santa -- Arcano e Egidio -- di fondare la nuova Gerusalemme sulle rive del Tevere. Il Pontefice ha prima visitato in privato la concattedrale dedicata a san Giovanni evangelista e ha sostato in preghiera dinnanzi al Volto Santo, la più antica scultura lignea che raffigura il Cristo crocifisso. Poi ha raggiunto a piedi la prospiciente piazza di Torre Berta per l'incontro con il sindaco Daniela Frullani e con la popolazione. Entusiasmante l'accoglienza riservata all'illustre visitatore. Numerosi i doni offerti al Papa. Tra i più significativi, la riproduzione unica dell'esemplare originale di un'opera illustrata dai poliedri disegnati da Leonardo da Vinci e da splendide miniature. Concluso l'incontro, il rientro del Papa a Roma con ancora nel cuore il dispiacere per la mancata visita al santuario di La Verna.


(©L'Osservatore Romano 14-15 maggio 2012)

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