domenica 27 maggio 2012

Quella verità che fa bene alla Chiesa (Casavola)


QUELLA VERITA' CHE FA BENE ALLA CHIESA  


di Francesco Paolo Casavola


Le notizie delle dimissioni di Gotti Tedeschi da presidente della Banca Vaticana e dell’arresto di un dipendente dei Sacri palazzi, trovato in possesso di documenti riservati, sembrano destinate ad arricchire quel genere letterario alla Dan Brown in cui sacro e profano si mescolano nella trama di un romanzo poliziesco. 
I lettori comuni ne restano affascinati, come dimostra il successo editoriale di simili scritture. Ma nel caso particolare bisogna contrastare ogni velleità speculativa sulla curiosità del pubblico ad opera dei media. La prima ragione è che non si rinfocolino pregiudizi antireligiosi e antichiesastici, e conseguenti reazioni di autotutela. 
La posta in gioco è troppo alta perché si ricorra a modelli di comportamento usuali tra chi ha paura della verità.
La Chiesa cattolica non è lo Stato Vaticano, non è la sola gerarchia fino alla sua vetta, non è Roma: è l’intera famiglia umana raggiunta dal Vangelo. È questa universale platea in ascolto che deve poter ricevere parole di verità. La verità non abita soltanto i dogmi della fede, ma tutta la storia degli uomini, e soprattutto quella in cui agiscono i credenti e i loro pastori. 
Se avessimo forte il sentimento della coestensione di fede e storia, non avremmo cautele di riservatezza, quando non di segretezza rispetto a tante vicende interne alla grande casa comune. I rapporti tra le persone non si sottraggono alla legittima diversità di convinzioni e di scelte dinanzi a modi di adempimento dei rispettivi compiti, ma perché lasciare che di queste diversità si parli come di contrasti, rivalità, conflitti?
Non sarebbe più conforme alla sincerità evangelica dichiarare le ragioni di una linea piuttosto che di un’altra? Spesso la discrezione crea un cono d’ombra, in cui solo interessate fantasie intravedono contese inesistenti. Opporre ad esempio Segreteria di Stato e Conferenza episcopale italiana, per chi conosce i loro massimi responsabili, è ignorare la loro fedeltà al Papa, da cui ripetono le rispettive missioni. È possibile che a livelli minori si sottolineino peculiarità di comportamenti che si giustificherebbero se ne fossero conosciute le cause e le finalità. È un costume che va mutato, oltre le tradizioni, che il Concilio Vaticano II avrebbe dovuto lasciare alle sue spalle? 
La Chiesa deve essere sempre riformata. Ma i riformatori devono non solo guardare ai suoi dogmi e alle sue leggi, ma ai propri cuori, che abbiano sentimenti quali li rivelò e insegnò il Signore. E questo vale per i pastori e per ogni umile e anonimo credente. Perché la Chiesa è una comunione di spiriti senza distinzione di gradi. 
Anzi, quelli più alti debbono servire gli ultimi. E tanto maggiore sarà la loro responsabilità quanto più gli ultimi saranno da essi confusi e turbati. È auspicabile che la verità si stia facendo strada in queste ore su tutti i due versanti, distinti e distanti, delle notizie sullo Ior e sul cameriere del Papa.
Farà bene alla Chiesa e alla cattolicità universale. Ma farà bene anche alla società italiana e a qualunque società civile. Il marcio in Danimarca denunciato dall’Amleto di Shakespeare manda in putrefazione il mondo. Dovunque misteri taciuti, contro cui lottano gli Stati, i loro apparati, i cittadini onesti. Un esempio alto, di una comunità di fede che da sempre e in tutto si affida alla verità, può giovare a quel mondo, che dimentica il suo marciume quando può indirizzare il giudizio moralistico fuori e altrove. La Chiesa dimostri di essere nel mondo ma di non appartenervi, specie rifiutando i suoi principi ipocriti.
Una vicenda amara, se vissuta nella fierezza della verità, può essere esemplare anche per chi è fuori della Chiesa. E la Chiesa continuerà la missione di convertire il mondo se saprà confessare sviamenti ed errori con una coscienza più esigente di qualunque giustizia umana. I fatti, i nudi e veri fatti, San Raffaele, lo Ior, la legge della trasparenza nella gestione bancaria, i comportamenti degli amministratori, da una parte, e da un’altra, ripetiamo distinta e distante, i documenti sulle divisioni tra le gerarchie, le infedeltà nell’appartamento stesso del Pontefice, lasciamoli a chi ha il dovere e la competenza per accertarli. Non facciamone materia di emozioni e di insinuazioni. Senza cessare di attendere, anche a nostra edificazione, il racconto della verità. 


© Copyright Il Mattino, 26 maggio 2012

3 commenti:

roberto ha detto...

http://www.antoniosocci.com/2012/05/linspiegabile-pace-di-una-fragile-roccia/

segnalo Socci!

raffaele ibba ha detto...

Segnalo Casavola. Grande intervento di grande serenità cristiana.
Ciao r

Anonimo ha detto...

Consigliere al Casavola di guardare al marcio dello stato italiano di cui è un illustre esponente che al malessere della Chiesa ci pensiamo noi.Guardi al rapporto perverso tra mafia e politica al disgustante spettacolo di un presidente del consiglio che per anni gestiva festini perversi.
Non salga in cattedra!