venerdì 20 aprile 2012

I 50 anni del Concilio Vaticano II: un dono di Dio, non compreso da conservatori e progressisti (Piero Gheddo)

I 50 anni del Concilio Vaticano II: un dono di Dio, non compreso da conservatori e progressisti

di Piero Gheddo

Un testimone diretto del Concilio sottolinea l'opera positiva dell'assise ecumenica nel potenziare la missione della Chiesa nel mondo. Le interpretazioni tradizionaliste e progressiste, emerse da subito, non intaccano il suo valore e la sua importanza per oggi.

Milano (AsiaNews)

Il Concilio Vaticano II compie quest'anni 50 anni. La prima sessione si è aperta l'11 ottobre 1962. In occasione di questo anniversario, proprio a partire dall'ottobre prossimo, Benedetto XVI ha lanciato l'idea dell'Anno della Fede, in cui ricomprendere il cuore della fede della Chiesa cattolica, spesso svilito, parcellizzato o ignorato dal mondo, ma anche dai cristiani. Il Vaticano II ha avuto un'importanza capitale nel rimettere in gioco la fede nella società contemporanea, anche se diverse - e opposte interpretazioni - rischiano di azzoppare la sua eredità e il suo valore. In questo anno AsiaNews presenterà diverse testimonianze sul significato del Concilio. E iniziamo presentando qui un breve scritto di p. Piero Gheddo.

Ci sono amici che leggono i Blog e poi mi scrivono una Mail al mio indirizzo: gheddo.piero@pime.org. Da Torino Claudio Dalla Costa: "Caro padre Piero, leggo sempre con piacere i suoi Blog e in modo particolare ciò che scrive su padre Clemente Vismara, una figura davvero stupenda. Lei dovrebbe scrivere un articolo sull'importanza del Concilio Vaticano II e sui suoi cambiamenti benefici rispetto a tante realtà preconciliari. Troppe persone con una visione integralista della fede cercano di mettere in cattiva luce questo Concilio, andando contro il Magistero degli ultimi cinque Papi. E' un periodo di grande confusione nella Chiesa e lo scontro tra progressisti e conservatori rischia di mettere in secondo piano l'importanza di un evento che ha segnato la storia della Chiesa contemporanea. Grazie e cordiali saluti".

Ho vissuto il Vaticano II a Roma come redattore dell'Osservatore Romano per il Concilio e corrispondente del quotidiano "L'Italia" (oggi "Avvenire") ed ero anche "perito" per il Decreto sulle missioni (Ad Gentes), nominato da Giovanni XXIII nel febbraio1962! Difficile, caro Claudio, in una o due paginette fare un discorso esauriente. Il Concilio era, per noi giovani preti (sono sacerdote dal 1953), il tempo dell'entusiasmo per la fede e la missione universale. La Chiesa stava ringiovanendo, i 1800 vescovi da ogni parte del mondo davano un'immagine viva della varietà e vivacità del gregge di Cristo, le discussioni e i testi dei decreti (il primo quello sulla Liturgia) manifestavano la tendenza ad orientare tutta la vita cristiana all'adempimento del mandato di Cristo: "Andate in tutto il mondo, annunziate il Vangelo ad ogni creatura".

Al termine della prima sessione del Concilio (ottobre-dicembre 1962) scrivevo su "Le Missioni Cattoliche" (oggi "Mondo e Missione") che continuavo a dirigere: "Il Concilio ha già manifestato chiaramente quali sono le sue finalità, le mete a cui tutti i lavori tendono: il rinnovamento pastorale per la ricristianizzazione del mondo cristiano, il riavvicinamento ai Fratelli separati in vista dell'Unione e una chiara apertura data a tutti i problemi, per estendere il Regno di Cristo a tutti i popoli e le nazioni della terra" (Le M.C., gennaio 1963, pag. 5).

Altri aspetti del Concilio mi confermavano nella lettura ottimistica del cammino che la Chiesa stava compiendo, almeno dal mio punto di vista di membro del Pime, istituto missionario ad gentes:

- La "scoperta" del dialogo con le religioni, non più nemiche di Cristo, ma preparazione a Cristo.

- La conferma dell'intuizione di Pio XII con la "Fidei Donum" (1957): tutta la Chiesa è missionaria e corresponsabile della missione alle genti (diocesi, parrocchie, istituti religiosi, associazioni laicali, ecc.).

- La promozione del clero indigeno e la missionarietà delle Chiese locali delle missioni, che hanno ancora bisogno dei missionari, ma sono a loro volta protagoniste della missione alle genti.

- La "diversità nell'unità" che caratterizza la crescita delle giovani Chiese (n. 22 dell'Ad gentes), cioè la "inculturazione della fede" nelle varie culture e storie religiose dei popoli: "La vita cristiana sarà commisurata al genio e all'indole di ciascuna civiltà".

- L'esaltazione della "vocazione speciale missionaria" specifica ad gentes (nn. 23, 24) e altri aspetti del decreto.

Dopo il Concilio è iniziata la confusione delle voci, ma non a causa del Concilio, che è stato e rimane una meravigliosa epopea dello Spirito Santo, ma perché varie correnti di pensiero ne hanno distorto i testi e la volontà dei padri conciliari in una direzione o di ritorno al passato o di supposto "progressismo". Ricordo bene che, dopo la fine del Concilio, quando ancora non era iniziata la sua applicazione, c'era già chi si augurava un Vaticano III per la riforma della Chiesa e chi scriveva che "ci vorranno cinquant'anni per rimediare ai danni del Vaticano II".

Non giudichiamo le singole persone, ma bisogna dire i Papi del post Concilio hanno spesso e fortemente sostenuto che la Chiesa, per evangelizzare, dev'essere unita nell'applicare quelle norme. Tre conclusioni:

1) I "conservatori" che sognano un ritorno al passato dimostrano di non aver fiducia nello Spirito Santo e nella divinità e santità della Chiesa; non degli uomini di Chiesa che siamo tutti noi, peccatori, ma dell'istituzione Chiesa che viene da Dio e gode dell'assistenza dello Spirito Santo. E' così bello fidarsi di Dio! E non capiscono che la Chiesa è istituzione incarnata nella storia, che segue la storia e si adatta al mutare dei tempi, non può rimanere ferma o tornare indietro. La Chiesa cammina con i tempi perché oggi deve accogliere gli uomini del nostro tempo, non di secoli addietro.

2) I supposti "progressisti" non capiscono che la Chiesa evolve secondo i tempi rimanendo unita. Il criterio che ci mantiene uniti è l'obbedienza alla Chiesa, guidata dal Papa e dai vescovi uniti a Pietro, con l'assistenza dello Spirito Santo. C'è chi dice che segue la sua coscienza. D'accordo, ma la coscienza illuminata dalla fede, altrimenti siamo alla frammentazione estrema delle Chiese e sette che vengono dalla Riforma: "Solo lo Bibbia e la propria coscienza" porta a questo.

3) La riforma della Chiesa la fanno soprattutto i santi. Quanto più noi uomini peccatori ci avviciniamo al modello di Cristo, tanto più diamo un contributo notevole alla riforma della Chiesa, che "semper reformanda est", ma secondo l'opera dello Spirito Santo, non secondo i nostri gusti.

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7 commenti:

Andrea ha detto...

È gravissimo scrivere che "la Chiesa è istituzione incarnata nella storia, che segue la storia e si adatta al mutare dei tempi, non può rimanere ferma o tornare indietro".

Perché? perché presuppone che esista "la Storia", cioè uno Spirito dei Tempi che ha una propria vita e si manifesta nella realtà umana.
Questo è hegelismo puro, e si ricollega all'impressione di molti (non solo nel Clero, certo...) che dopo il secondo conflitto mondiale si fosse arrivati all'Esito Finale della Storia (il cosiddetto "Mondo Moderno").

Presuppone inoltre che la Chiesa sia "istituzione" nel senso di schema calato dall'alto, quando invece lo è nel senso di Corpo Mistico di Cristo, "granello di senapa"

Anonimo ha detto...

Buongiorno Raffaella,
la maiuscola / minuscola fa' differenza: in quanto siamo dentro alla storia (altrimenti come definire il tempo passato, presente, futuro?) certamente ci si adatta al mutare di tempi, situazioni e quant'altro - provate a pensare il trapasso culturale da una Chiesa che si esprimeva in ebraico e greco, alla stessa Chiesa che iniziava ad usare il Latino, che era visto come "la lingua degli invasori romani da cui dobbiamo essere liberati" e amenita' simili - ma non la considera come Storia (esse maiuscola) cioe' un Assoluto. Proprio la Resurrezione di Cristo ha dato scacco matto alla pretesa della Storia (e quindi del Tempo) di ergersi ad Assoluto, per radicarci nell'eterno di Dio invece che nel tempo che passa e va'.
La Chiesa e' si' "nel mondo" (e quindi anche nella storia) ma non "del mondo" (e quindi della Storia).

raffaella blog ha detto...

Buongiorno a te.
Credo che la risposta dia per Andrea.
R.

Andrea ha detto...

Verissimo, caro Anonimo: la maiuscola/minuscola fa la differenza.
Io considero chiaro che padre Gheddo, parlando di "istituzione incarnata nella storia", si riferisca alla "Storia" (divinità che divora i propri figli).
L'unica incarnazione esistente è quella di Cristo: non della Chiesa (che È Carne di Cristo), non delle "idee", non dei "diritti".

"Nel mondo ma non del mondo" significa "nella dimensione attuale dell'essere umano, ma non frutto di essa né stabilmente vincolata a essa"; di nuovo, la dimensione attuale dell'essere umano non è "la Storia", e nemmeno "la storia", bensì la vita in questo corpo (che decadrà e risusciterà).
La Chiesa non "si adatta" all'inesuaribile mutare dei tempi: la Chiesa è costituita di UOMINI, pienamente viventi nella situazione del GIA' e NON ANCORA (Cittadini del Regno dei Cieli).
E così non è "la fede" che si incultura: la Fede fa da discriminante (o fuoco purificatore) a ciò che trova, respingendo molte cose, modificandone ed elevandone altre.

Mi spiace: sarebbe bello che tutte queste considerazioni fossero eccessive sottigliezze mie, ma l'esperienza di questi 50 anni mostra che non lo sono

Anonimo ha detto...

Detto terra terra: vorrei capire come si possa avere la pretesa di aggiornare il messaggio di un Signore, che viene nel mondo, vince la morte e ci promette la vita eterna! Mah...? Grazie Andrea, trovo molto bello il tuo primo post. Complimenti!

Andrea ha detto...

Grazie, caro Anonimo, e soprattutto Deo gratias.
Se vogliamo fare i raffinati: "aggiornare" sì (sapendo che la vita in questo mondo dura "un giorno"), "adattare al mutare dei tempi" mai. Uomini di oggi, mai "(super-)Uomini Moderni" !

Vatykanista ha detto...

E che dire, Andrea, della ormai logorissima espressione "Portare indietro le lancette dell'orologio"?

Suppone un Orologio. Maiuscolo.